Eredità e autonomia privata: i confini negoziali della successione mortis causa
Quanto spazio può avere il contratto nella regolazione di una vicenda che, per tradizione, appartiene al testamento? L’articolo affronta il problema della negoziabilità della successione mortis causa, ricostruendo la tensione tra autonomia privata, libertà testamentaria, tutela dei legittimari e certezza dei traffici giuridici. Dopo aver esaminato struttura, forme, contenuto, revoca e invalidità del testamento, il contributo si concentra sul divieto dei patti successori previsto dall’art. 458 c.c., distinguendo i patti istitutivi, dispositivi e rinunciativi dagli atti tra vivi che producono effetti patrimoniali collegati alla morte. Vengono analizzati, in questa prospettiva, il mandato post mortem, il contratto a favore di terzo, le polizze vita, il trust, le clausole societarie e gli altri strumenti attraverso i quali la ricchezza può essere trasferita al di fuori della successione testamentaria ordinaria. Il confronto con il sistema statunitense mostra come altri ordinamenti ammettano forme più estese di programmazione contrattuale della successione. Particolare rilievo assume, infine, il patto di famiglia, introdotto per assicurare la continuità dell’impresa e prevenire conflitti tra legittimari. Il quadro complessivo rivela un ordinamento ancora fondato sulla centralità del testamento, ma progressivamente aperto a forme controllate di pianificazione negoziale del passaggio generazionale della ricchezza, senza sacrificare la libertà individuale e la solidarietà familiare.




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